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VUOTO A BUON RENDERE: LA BOTTIGLIA CHE VIVE VENT’ANNI

In passato era consuetudine. Quella del vuoto a rendere è infatti una pratica antica, una vecchia usanza che consisteva nel lasciare un deposito di poche lire al negoziante e di riottenere la “cauzione” alla riconsegna delle bottiglie di vetro, una volta utilizzate. Che contenessero latte, birra, acqua o vino poco importava; la procedura era la stessa per qualsiasi prodotto.


A partire dagli anni ‘60 però, questa pratica virtuosa è andata a perdersi in Italia, dove le bottiglie riutilizzabili sono andate via via sostituite dal cosiddetto “vuoto a perdere”, ovvero usa-e-getta. In Sardegna, il vuoto a rendere tutt’oggi resiste e può quasi essere definita una tradizione locale: sull’isola rappresenta infatti una pratica consolidata e virtuosa, sopravvissuta nel tempo a mode e cambiamenti culturali, ma che è oggi messa a rischio da nuove abitudini di consumo.


Certo, anche in Sardegna il vuoto a rendere negli anni ha mutato forma. È diventata esclusiva del canale Ho.Re.Ca., ossia di bar e ristoranti, e la “cauzione” sul contenitore è divenuta onere del distributore di bevande, e non del consumatore finale. Nell’isola, ad esempio, ancora oggi gran parte delle acque minerali locali destinate alla ristorazione vengono commercializzate proprio col vuoto a rendere.


Una pratica che anche Ichnusa da sempre adopera. In questo modo, le bottiglie vengono riutilizzate anche per vent’anni; sono bottiglie che portano un peso speciale, quello del tempo che scorre. Le si riconosce dai segni che, orgogliosi come rughe su un volto, ne incorniciano il vetro e ne scandiscono il passare degli anni. Sono bottiglie che hanno una storia. Da oggi, con Ichnusa, queste bottiglie ci parlano e mandano un messaggio importante: quello del rispetto verso l’ambiente.


Per rendere ancora più esplicito questo invito alla salvaguardia del territorio, Ichnusa sceglie di chiamare questo formato “vuoto a buon rendere”. E lo scrive su tappo ed etichetta: è un messaggio chiaro e potente, che stringe in un abbraccio l’impronta della Sardegna. Il tappo, che da rosso diventa verde, ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione del consumatore sul formato più sostenibile attualmente sul mercato.


In etichetta la dichiarazione del marchio, che sottolinea la volontà di investire sul formato: “vuoto a buon rendere, il nostro impegno per la Sardegna”.


Riuso, impegno e rispetto. Sono queste le tre parole chiave riportate anche nel collarino. Tre parole che simboleggiano il circolo virtuoso che il vuoto a buon rendere rappresenta. Un gesto semplice, come il riuso di una bottiglia, diventa un segno tangibile di rispetto per l’isola e dell’impegno che Ichnusa riserva alla salvaguardia della sua terra.